disturbi alimentari

Disturbi alimentari : quello che vedi è quello che sei?

Chi soffre di disturbi alimentari ha una percezione e una visione alterata del proprio corpo, si percepisce in maniera distorta come se si guardasse in uno specchio deformante. Te ne parliamo in questo post.


I disturbi alimentari possono essere visti come delle strategie che aiutano la persona ad affrontare quegli eventi di vita che hanno un carico emotivo importante, difficile da gestire e tollerare.

Alla base di questi disturbi vi sono dei meccanismi come per esempio il dover avere il controllo di se’ o il perfezionismo per avere l’approvazione degli altri, meccanismi che innescano e sostengono un circolo senza fine di sofferenza.

Indipendentemente dall’approccio terapeutico adottato gli psicoterapeuti concordano con il fatto che i disturbi alimentari siano tra le patologie più complesse e impegnative da trattare e di come le esperienze dolorose dei primi anni di vita, immagazzinate in modo non funzionale nei circuiti della memoria, possono contribuire allo sviluppo della sintomatologia.

Un dato allarmante!

L’età di insorgenza di questi disturbi si è abbassata sempre di più negli anni, tanto da riscontare molto esordi già a 11 anni e in alcuni casi, secondo i pediatri, già in bambine di soli 8 anni.
In Italia oltre 3 milioni di persone soffrono di disturbi dell’alimentazione, il 95,9% sono donne e il 4,1% uomini, sebbene il fenomeno sembra in aumento tra la popolazione maschile.
L’anoressia è la terza malattia cronica più comune tra i giovani.

Quali sono?

I disturbi dell’alimentazione più diffusi sono l’anoressia e la bulimia, legate al controllo del peso e all’immagine del corpo. Spesso soprattutto all’inizio il rifiuto del cibo o le abbuffate passano inosservati.

Nell’anoressia vi è una restrizione patologica alimentare che porta a un forte dimagrimento, nella bulimia invece sono presenti consumi incontrollati di cibo a cui seguono condotte compensative quali vomito, abuso di lassativi e/o diuretici,  eccessivo sport, soprattutto per le donne.
Tuttavia stanno progressivamente aumentando le forme miste, in cui si passa dall’anoressia nervosa alla bulimia nelle diverse fasi di vita, e il disturbo da alimentazione incontrollata (binge eating disorder), una sorta di bulimia senza comportamenti di compensazione che porta spesso all’obesità. Circa il 30% degli obesi è affetto da questo disturbo.

Per allentare le preoccupazioni legate al cibo, al peso e alla forma è importante prendere che le persone prendano consapevolezza di cosa può aver predisposto il loro atteggiamento verso l’alimentazione.

Come deve essere un buon percorso di trattamento?

Sicuramente lavorare in integrazione e’ una buona risorsa. Lo psicoterapeuta si deve relazionare con il dietologo o nutrizionista che segue la persona e insieme accompagnare la persona nel percorso di aiuto. Lavorare sugli aspetti traumatici in psicoterapia è un passo fondamentale, aiutare a comprendere i meccanismi psicologici che hanno portato al disturbo e il lavoro per accompagnare la persona alla nuova narrativa di se’ sono molto importanti . L’approccio con la mindful eating e’ una buona risorsa così come il lavoro con tecniche specifiche come l’EMDR o il supporto con il Neurofeedback. Sicuramente è un percorso non breve, ma il cambiamento diventa davvero significativo per la persona.

Esci dalla trappola del cibo!
Prendi in mano la tua vita, impara a conoscerti e prenditi cura di te in un modo nuovo!

 


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